Come spesso accade alle donne, ho una buona propensione al multitasking, che però tende a svisare in una sorta di delirio di onnipotenza della serie “sì, posso farmi carico anche di questo!” Così nelle settimane scorse ho allegramente accettato la proposta di contribuire alla nascita della “sezione donne” del Romagna Business Club. Come tirarmi indietro di fronte a un’opportunità per dare visibilità e valore alle donne che si impegnano attivamente nel lavoro e nelle aziende? Siamo ormai in tante, impegnate e brave, come dimostra ad esempio il rapporto dell’Ufficio studi del Cerved intitolato “Le donne al comando delle imprese: il fattore D“.
Ho ragionato fra me e me sui vari comitati-gruppi-sezioni donne delle associazioni di cui ho fatto e faccio parte, pensando a cosa mi era veramente servito e cosa no. Mi sono anche interrogata sul senso di “parlarne fra noi”, rifacendomi domande a cui non riesco mai a dare una risposta definitiva, tipo “non finiremo a parlare di cose di donne autoescludendoci dal resto?”
In una interessante chiacchierata con una donna veramente in gamba, ho ammesso che non sempre è possibile o auspicabile conciliare davvero tutto, lavoro, famiglia, affetti, e che in certe fasi della vita si devono fare delle scelte. Mi sono anche chiesta quando sarà veramente accettato che le scelte possono essere non definitive, e che si possano attraversare fasi diverse, con diversi equilibri fra il lavoro e il resto; ad esempio, tornare al lavoro dopo aver dedicato qualche anno a un figlio, o a viaggiare, o a studiare, senza doversi accontentare di ruoli marginali da segretaria.
Nel frattempo è passato l’8 marzo, col suo carico di retorica e promesse che durano pochi giorni; ho letto opinioni che non condivido, espresse fra l’altro da una donna, sul fatto che la biologia ci influenzi pesantemente verso strade e ruoli diversi (ci ho scritto sopra un lungo post); ho sperimentato per l’ennesima volta le difficoltà della conciliazione, portandomi dietro mio figlio di tre anni al RLN sul fisco, dove con metà del cervello ascoltavo Antonino, con l’altra metà badavo al mio pargolo, e con l’altra metà facevo un po’ di real life networking… ops, c’è qualche conto che non torna?
Di tutto questo, e altro, vorrei davvero trovar modo di ragionare innanzitutto insieme alle altre donne del RBC: ci vogliamo contare? Possiamo trovare dei modi e dei luoghi – non necessariamente fisici, non necessariamente solo virtuali – per confrontare esperienze e obiettivi? Ci conto, ne sento il bisogno, e credo di non essere sola in questo.
Infine, un appuntamento: abbiamo fissato la data e il luogo della prima Girl Geek Dinner Romagna, il 29 maggio, al Ristorante di Casa Artusi a Forlimpopoli: voglio un bel gruppo di donne dal RBC, e voglio che la serata sia anche una prima “uscita pubblica” della sezione donne.
Sono poco business (per ora), ma sono donna.
Io ci sarei il 29!!!
^_^
Per ora i bambini non fanno parte della mia vita, sto cercando di costruirmi un pensiero autonomo sulla mia vita lavorativa, e vorrei tanto essere coinvolta in approfondimenti che ci riguardano da vicino! Lo sento veramente mio questo approccio! Approvo…ma il 29 purtroppo so gia di non poter esserci per un impegno non rimandabile precedente. A presto!